6.3 Twitter per la pubblica amministrazione. Si può imparare?

Dino Amenduni pubblica all’interno di slideshare un interessante presentazione su “Giornalismo e social media, minacce e opportunità“.
Da questa presentazione ho estrapolato alcuni esempi tratti dalla cronaca che possono portare a degli insegnamenti interessanti per tutti noi.

Il governo convoca gli amministratori locali per raccontare i dettagli della manovra salva Italia. Michele Emiliano racconta i dettagli dell’incontro con Mario Monti, ministri Giarda e Passera su twitter.Le anticipazioni non sono concordate, ma sono la prima fonte informativa pubblica e stampa e tv rilanciano i tweets di Emiliano.

  1. Le notizie emergono prima degli appuntamenti concordati tra stato e media. Interruzione della liturgia classica dell’informazione.
  2. Chi non comunica attraverso twitter e facebook sembra poco disposto ad aprire le porte del palazzo;
  3. Sfida del consenso: successo personale di Emiliano, i followers sono triplicati da 2000 a 6000 in un pomeriggio.
  4. La relazione con i media cambia notevolmente. Non sono più i detentori di esclusive, ma tutti possono comunicare. Fine del monopolio informativo dei media

Dirette collettive open camera#opencamera una lista di twitter creata da Andrea Sarubbi (PD) che serve a informare ai cittadini ad informarsi. Si può far parte del processo legislativo.

  1. Politici: chi c’è si vede chi non c’è perde un’occasione, per ascoltare i cittadini, per dialogare con altri parlamentari.
  2. Staff politici: verifica, monitoraggio, rinvio delle discussioni è lavoro per gli staff perchè ogni dichiarazione rilasciata su twitter è una dichiarazione pubblica, pubblicabile e potenzialmente esplosiva.
  3. Giornalisti: devono decodificare una realtà comunicativa difficile: botta e risposta rapido, multimedialità e forma scritta breve.
  4. Cittadini: ruolo sociale dei cittadini che verificano e controllano molto più attivamente. Può favori sia un ascolto critico che un’iterazione attiva.

Alluvione di Genova (terremoto in Emilia?) Il racconto si è evoluto: prima informazioni di servizio, poi danni e morti, poi coordinare le operazioni, chiedendo aiuto a volontari.

  1. Amministratori locali: potrebbe essere subbissata da critiche e accuse, ma potrebbe riuscire a ribaltare il risultato intervenendo laddove c’è ne è più bisogno.
  2. Cittadini: proliferare di informazioni e fonti può generare facilmente caos e allarmi nfondati, per questo bisogna cercare di essere il più obbiettivi possibili, precisi evitando il protagonismo a tutti i costi.
  3. Giornalisti: devono distinguere le informazioni vere da quelle false e partecipare al racconto riconoscendo le fonti più autorevoli.

Più trasparenza chiedi, più trasparenza devi dare per essere credibile

  1. I social media sono strumenti bidirezionali e il feedback è inevitabile anche se il mittente lo ignora. Ma non si può ignorare un feedback e non si può far finta di nulla;
  2. Ufficio relazioni con il pubblico online: formare e sensibilizzare gli uffici alla comunicazione con i social media;
  3. Il dialogo ha senso solo se segue un’azione, una decisione. I testi prodotti dai cittadini devono essere analizzati da software quanti-qualitativi;
  4. Sempre più spesso le notizie passano prima da internet, rispondere ad una domanda di un cittadino può evitare che magari una polemica vada a finire sui giornali;
  5. In situazioni di crisi dedicare più tempo ai social network: dialogare con i cittadini, ascoltare e farsi aiutare con i dati è la strategia più giusta in caso di imprevisti, incidenti e qualsiasi elemento che può destabilizzare l’equilibrio di un’istituzione.
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